ANNUARIO 2012-2013 ON LINE

PRESENTAZIONE

Il saluto del Dirigente scolastico, Chiara Aldrigo

Cosa scrivo, che non abbia già scritto, sulla presentazione dell'Annuario di quest'anno? Difficile essere originali, facilissimo ripetere stereotipi sull'importanza della scuola, sul valore dell'educazione, della cultura…, butta giù qualcosa mi ha suggerito qualche collega, tanto non lo legge nessuno. Questo mi ha fatto riflettere e portato a queste considerazioni.

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E' vero che l'articolo del preside rappresenta un classico per ogni annuario che si rispetti e solo per questo anche i miei alunni puntualmente lo richiedono, senza pretendere niente di sensazionale, sperando che non sia troppo lungo perché si sa che gira e rigira i discorsi son sempre gli stessi e i predicozzi noiosissimi. Non è comunque un valido motivo per sottrarsi ad un appuntamento ricorrente.
Purtroppo diamo per scontato che i ragazzi siano superficiali e che non leggano niente, quindi pensiamo che non valga la pena di sforzarci tanto per loro, tutto tempo perso; invece, non è così: quando siamo autentici ci ascoltano.
Io non ho la presunzione di dire cose interessanti, né di rappresentare chissà chi, però sono certa, anche dopo tanti anni di lavoro, oggi definito frustrante, di mantenere un grande rispetto per i ragazzi e di credere sul serio in loro e nelle loro possibilità. Per questo non mi permetto di giudicarli banali o frivoli, ma per quanto mi è possibile cerco ancora di capirli e quando non ci riesco, per colpa mia, mi arrabbio perché mi sento inadeguata e temo che la situazione possa sfuggirmi di mano.
Ecco allora che dalle pagine di questo annuario io Vi chiedo scusa per tutte le volte che nel corso di quest'anno scolastico non sono stata in grado di comprendere le vostre ragioni, per gli scatti d'impazienza che ho avuto con tanti di Voi e per gli errori di valutazione che posso aver commesso di fronte a certe situazioni non limpide .Con orgoglio tuttavia posso garantire di non aver mai creduto che non valesse la pena impegnarmi per i miei studenti, che giudico una grande risorsa e non un peso, anzi mantengo l'ottimistica fiducia che potranno fare meglio di noi adulti.
Ringrazio in particolare un collega per un suggerimento malizioso che, però, mi ha impedito di copiare il compito.

Buone vacanze.
Chiara Aldrigo


AMARCORD 2011-2012

I noti avvenimenti che hanno un po' brutalmente archiviato l'a.s. 2011-2012 hanno anche impedito che si portasse a compimento l'edizione cartacea dell'annuario scolastico. Ecco per la prima volta disponibili le foto delle varie classi.

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BOOK DOCENTI 2013

Alcuni docenti del CCCF in pose (più o meno) professorali.

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BOOK FERRINI STUDIO 2013

Alcuni protagonisti della redazione di Ferrini Studio, l'emissione radiofonica domenicale curata dagli studenti del CCCF.

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BOOK STUDENTI 2013

Facce da CCCF, edizione 2013.

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DIARIO 2013

Giovedì 15 novembre 2012 - Primo incontro con il vescovo Busti sul tema della fede

A scuola di fede con il vescovo Roberto
Gli studenti del Ferrini interrogano Monsignor Busti

Giovedì 15 novembre è stata per gli allievi del Centro culturale Contardo Ferrini una giornata insolita: gli studenti delle superiori, infatti, hanno avuto l’occasione di “interrogare” sul tema della fede il vescovo Roberto. Accolto festosamente da una piccola delegazione di alunni della scuola dell’infanzia, Monsignor Busti si è offerto volontario in questa interrogazione programmata circa la natura e le difficoltà del credere. Le domande degli studenti, formalizzate nella prima parte della mattinata con l’aiuto dei docenti, sono in realtà il frutto di un’attenta e prolungata considerazione che, in linea con le Indicazioni per l’Anno della Fede, ha preso le mosse da un precedente ritiro, tenuto lo scorso ottobre in occasione della memoria del beato Contardo Ferrini.

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Attraverso il richiamo a quanto amava sottolineare il cardinale Martini, Monsignor Busti ha introdotto le sue risposte precisando che la vera distinzione non insiste tanto tra credenti e non credenti, quanto tra pensanti e non pensanti. In quanto pensante l’uomo può essere coinvolto in un percor-so di crescita intellettuale, in un “conoscere” che esplica la sua componente razionale; egli, tuttavia, può trovare una realizzazione più piena solo nella dimensione del “riconoscere”, che esprime ad un tempo l’appello alla sfera emotiva, affettiva e relazionale: e proprio su questo “riconoscere” Cristo riposa l’essenza della fede cristiana, l’adesione volontaria al lieto annuncio dell’Incarnazione e della Resurrezione.
Le richieste più incalzanti degli studenti si sono concentrate in particolare sulle difficoltà del vivere la fede nel quotidiano, complici i tanti ostacoli che l’adolescente trova sul suo cammino: dall’esempio negativo offerto da alcuni uomini di Chiesa, all’abitudine dei giovani ad avere già tutte le risposte. L’osservazione che più sconvolge chi ha deciso di dedicare la propria vita a Dio scaturisce, tuttavia, dall’obiezione disarmante in merito al “perché scomodarsi a credere”. L’ateismo pratico sotteso a questa obiezione è però continuamente esposto alle sferzate della sofferenza, soprattutto di quella inaspettata, della malattia, della morte: la fede si propone in questo caso come amica, non perché offra risposte risolutive secondo la logica umana, né perché anestetizzi le ferite, ma perché permette di cogliere un orizzonte più ampio, verticale, che illumina il senso del vivere e del morire, e che trova il suo fulcro nel “riconoscimento” del Cristo risorto.
La mattinata è poi proseguita con la visione del film “Una settimana da Dio”, con Jim Carrey. La pellicola, in maniera ironica e apparentemente superficiale, descrive l’esperienza di un uomo insoddisfatto del proprio vissuto quotidiano e per questo incline al vittimismo e all’autocommiserazione: sullo sfondo di questa condizione opera la “fede” posticcia in un Dio vendicatore, capriccioso e dispettoso. Il Dio del lungometraggio, tuttavia, si rivela ultimamente più vi-cino a quello del Vangelo di quanto la natura faceta del film non sembri di primo acchito suggerire: è un Dio nascosto, indifeso al punto da lasciarsi sfidare e bestemmiare dagli uomini, ma è anche un Dio che, nel rispetto della libertà, cerca di aiutare l’uomo a non sprecare il proprio tempo e la propria vita.

Marco Ballardin

Venerdì 8 febbraio 2013 - Incontro con l'ebraista Stefano Patuzzi

“HITLER E LA QUESTIONE EBRAICA: COME IL NAZISMO DIVENTÒ UNA RELIGIONE”
Gli studenti del CCCF incontrano l’ebraista Stefano Patuzzi

Venerdì 8 febbraio gli studenti delle classi quinte del Centro Culturale Contardo Ferrini di Mantova hanno assistito alla conferenza riguardante il tema della Shoah curata dal Dott. Stefano Patuzzi, studioso e docente di cultura ebraica.
Dopo aver preso posto nella sala-teatro dell’istituto, i ragazzi sono stati accolti da una breve presentazione della Prof.ssa Anna Tosetti, curatrice dell’evento, cui ha fatto seguito l’esposizione delle coordinate storiche e storiografiche dell’antisemitismo nazista da parte del Prof. Marco Ballardin, che ha messo in particolare l’accento sull’agghiacciante sistematicità attraverso la quale si giunse all’eliminazione dei 2/3 della popolazione ebraica europea.
Successivamente è intervenuto il Dott. Patuzzi, illustrando in primo luogo il motivo per il quale è più appropriato parlare di “Shoah” in luogo di “Olocausto”: quest’ultimo termine, infatti, richiama un tipo di sacrificio rituale e non fa necessariamente riferimento alle vicende del popolo ebraico, diversamente dal primo che, in lingua ebraica, significa distruzione e annientamento della civiltà.

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Sconvolgente rimane sempre il dato numerico: 6 milioni di morti, anche se si stima che il massacro abbia raggiunto la cifra di 7.5 - 8 milioni, pari alla popolazione che abita un territorio esteso quanto la Liguria e l’Emilia Romagna. Nel corso dell’esposizione, il relatore ha asserito chiaramente come il giorno della memoria, celebrato ogni 27 gennaio, si stia sempre più “svuotando”: non ci si rende conto, infatti, di cosa poté significare il vivere una tale esperienza, perché tutto pare “troppo folle” e “così lontano”; si tende, quindi, a staccarsi dal grande insegnamento che la Bibbia offre: “Shemà vezachòr” ovvero “Ascolta e ricorda”.
Perché, dunque, si può parlare di Nazismo come “religione”? Tutto iniziò nel 1925 con la pubblicazione del “Mein Kampf” di Hitler, opera considerata il “Vangelo del Nazismo”, ove l’autore espresse le proprie teorie riguardo a tutto ciò che interessava la società tedesca dell’epoca, segnata da una profonda crisi economica e morale. Quest’opera divenne una sorta di testo sacro: a testimonianza di questo, è curioso notare come il formato di stampa adottato dagli editori fu il medesimo utilizzato per la Bibbia. Inoltre fu proprio l’attingere da parte della propaganda al linguaggio religioso, e in particolare cristiano, a proporre l’ideologia nazista come una nuova religione e Hitler come il nuovo “Messia” e “Salvatore” del popolo tedesco.
Per spiegare l’assoluta follia del progetto di eliminazione di massa del popolo ebraico, il Dott. Patuzzi ha citato la Conferenza di Wannsee del 1942, alla quale parteciparono i 15 più autorevoli gerarchi nazisti, ove si decise come attuare “la Soluzione Finale della questione ebraica”. Il fatto più estraniante è che tra questi ufficiali figuravano 8 tra i migliori giuristi al mondo: com’è dunque possibile che un progetto di tale crudeltà e perversione sia scaturito da menti così colte e preparate? La risposta a questa domanda sfocia nel campo della follia: il Nazismo rimane, infatti, l’esempio più eclatante di una lettura distorta della realtà, di un’ideologia che ha portato i suoi “discepoli” a osannare Hitler come nuovo “Messia”. La proclamazione del Terzo Reich avrebbe dunque segnato la nascita di una nuova religione e l’avvento di un nuovo Salvatore, accolto da una Germania totalmente spogliata del suo filtro etico.
Assolutamente significativo e formativo per il nostro percorso di studenti, l’intervento del Dott. Patuzzi ci ha sorpreso in positivo, proponendoci quest’evento così tragicamente conosciuto da un altro punto di vista, quello dei “vinti”, ricordandoci che nulla è mai “troppo lontano” o “troppo folle” per essere celebrato nel silenzio delle nostre coscienze.

Irene Lena, V liceo linguistico

Venerdì 22 febbraio - Secondo incontro con il vescovo Busti sul tema della fede

MANTOVA – L’incontro del Vescovo con gli studenti del “C.Ferrini”
Nell’eterno di Dio il senso della terra
Dialogo sulle realtà ultime: priorità all’aldiqua o all’aldilà? La visione di “Hereafter” di C. Eastwood

Venerdì 22 febbraio, alla presenza del vescovo di Mantova Monsignor Roberto Busti, si è tenuta l’assemblea d’Istituto del Centro Culturale Contardo Ferrini. Il tema trattato è fra i più discussi, ovvero quello della vita dopo la morte: esiste veramente – ci si è chiesti – un’altra realtà dopo quella che vediamo e viviamo? Il quesito tormenta l’uomo fin dall’antichità e ha generato risposte tanto varie, quanto precarie.
La mattinata ha avuto inizio con l’ascolto del brano di Simone Cristicchi La prima volta (che sono morto), un inno alla vita e agli aspetti più semplici della quotidianità, ma soprattutto una celebrazione delle relazioni che rendono l’esistenza umana degna di essere vissuta. Proprio da questa canzone sono sorte spontanee le prime domande rivolte al vescovo Roberto, il quale ha gentilmente dato la sua disponibilità a partecipare all’evento, per cercare assieme ai ragazzi la traccia di una risposta agli interrogativi del fine vita. I quesiti hanno riguardato appunto la morte e l’aldilà, argomenti spesso tabù e che spaventano molto i giovani: questi, infatti, preferiscono non pensarci, in quanto la morte è per lo più vista come quel capolinea che mette fine ad ogni cosa, amicizie, amori, passioni, relazioni.
In realtà, come ci ha illustrato il vescovo, la morte non deve essere vista come un oscuro baratro, come il termine dell’esistenza, bensì come un punto di partenza. La morte può destare angoscia nell’ateo, ma non nel credente: il cristiano, infatti, non vede nella morte la fine, ma – senza per questo avvertirne come meno traumatica l’esperienza – ne ravvisa attraverso la fede l’inizio dell’eternità in Dio. La vita non è quindi il fine ultimo, l’obiettivo dell’uomo, ma un pellegrinaggio verso Dio, nel quale solo riposa il nostro desiderio. E il manifesto di questa nostra fede ci è dato dalla figura di Cristo, dell’uomo-Dio, che muore nella sofferenza, ma poi risorge a nuova vita.
Ognuno ha la propria opinione riguardo a questa tematica: vi è chi appoggia l’idea della Chiesa, vedendo appunto la vita terrena come un mezzo per raggiungere Dio, e chi pensa, viceversa, che sia più importante l’“aldiquà”. Monsignor Busti è stato molto chiaro in merito: é la speranza dell'eternità a rendere tale l’essere umano, a dare senso a tutte le relazioni e ai sacrifici degli uomini.
L’assemblea è poi proseguita con la visione del film Hereafter di Clint Eastwood, attraverso il quale siamo stati coinvolti in un viaggio alla scoperta di tre vite parallele destinate ad incrociarsi. Il filo conduttore della storia è la morte e il modo in cui la sua presenza ha condizionato la vita dei protagonisti, attraverso una domanda “tremenda e affascinante”: cosa c’è dopo? Eastwood non tenta di dare risposte predeterminate, ma propone alcune tracce. Ogni personaggio di questo film ha un conflitto da risolvere o un dolore interiore, il cui mancato superamento rappresenta la fine del "vero" vivere, la morte delle ambizioni, delle utopie e del domani, la non realizzazione di sé. È la scena finale, tuttavia, a comunicarci il messaggio proposto dall’autore: per andare avanti abbiamo bisogno di amore e di qualcosa in cui credere davvero.

Carlotta Costa, Anna Freddi, Valentina Giovinetti,
Elena Modena, Rania Noukri, Laura Turazza
(con la collaborazione di Jessica Allegretti,
Laura Coa, Filippo Cremonesi, Ilaria Rigoni)

13 marzo 2013 - La gita a Roma e… papa Francesco

NOI C’ERAVAMO !!

Il viaggio d’istruzione è uno delle attività più attese dagli studenti per condividere bei momenti sia con i compagni che con i professori e per vivere la scuola in modo diverso dalla quotidianità.
L’esperienza che quest’anno noi ragazzi del biennio insieme ai compagni di terza media abbiamo vissuto è stata senza dubbio fuori dell’ordinario, toccante e sicuramente insolita ed irripetibile.
Agli inizi di febbraio infatti l’Istituto ci ha proposto un viaggio d’istruzione di quattro giorni nella nostra capitale, senza sapere quale particolare evento storico avrebbe accolto l’Urbe proprio nel periodo del nostro soggiorno.
E’ stata l’attesissima elezione del nuovo Papa a rendere davvero speciale la nostra visita.
La sera di mercoledì 13 marzo, mentre eravamo già rientrati in albergo, pochi minuti dopo le 19.00, orario stabilito per dirigerci al ristorante dove era prevista la cena, è arrivata la notizia della fumata bianca. Entusiasmo, agitazione e felicità ci hanno portato a cambiare i progetti della serata in modo estemporaneo. Immediatamente la Preside ha deciso di prendere la metropolitana, unico mezzo per poter raggiungere il luogo che in quel momento era sicuramente il cuore della città: San Pietro e il Vaticano. Insieme a noi sembrava che tutta Roma si stesse dirigendo nello stesso luogo: mai folla è apparsa tanto entusiasta e desiderosa di assistere ad un evento così atteso. Scesi dalla metropolitana, non abbiamo fatto altro che seguire una vera e propria corrente umana nella quale eravamo ormai immersi, cercando sempre di rimanere uniti il più possibile. Pochi minuti prima delle venti eravamo già davanti all’imponente basilica di San Pietro, avvolti dall’abbraccio del Colonnato del Bernini e delle migliaia di persone provenienti da tutto il mondo che affollavano ormai la piazza. Tutti, soprattutto i più giovani, urlavano quasi per incitare il nuovo Pontefice ad affacciarsi al balcone centrale. Non solo gli occhi dei presenti, ma di tutto il mondo erano rivolti al centro della basilica, a quella finestra dalle tende rosse, dalla quale il Papa si sarebbe presto affacciato. Dopo qualche minuto, quando le tende si sono aperte, dalla folla si è alzato un fortissimo applauso che si è esteso alle vie vicine e che ha dato il benvenuto a Papa Francesco.
Che emozione il silenzio ed il raccoglimento di una folla immensa, ma anche le preghiere per il Papa pronunciate in tutte le lingue del mondo: rimanere indifferenti era davvero impossibile e la commozione è stata fortissima.
Se si chiedesse a uno studente che cosa ricorda della sua gita a Roma qualcuno potrebbe rispondere il Colosseo, qualcun altro il Vaticano, la Cappella Sistina o i Fori Imperiali. Noi ragazzi del CCCF diremo tutti Papa Francesco!!!!

Chiara Trombini